Blue Team Golf Academy paesaggio

L’ANGOLO DI R.B.H. (Rigid Body con Handicap)
 
Ci siamo…. quasi

Premetto che questo “angolo” e’ destinato a me stesso e ad hcp medio alti, a giocatori che non si arrabbiano (ma sono contenti) per un bogey lordo, a giocatori che il “one putt” e’ consentito solo da meno di 1 metro, a “driver” che non tengono la palla in pista neanche in campo pratica, ma che, ciò non ostante, in fondo in fondo si sentono pronti per l'European Tour.

Il Rientro.
Dopo essersi regalati per Natale putt con più mirini di una carabina, drive con telecomando, palline che possono SOLO andare diritte, siamo tutti pronti per il rientro.

I segnali che ci da il campo sono più che positivi e la sicurezza di abbassarci di 3 o 4 colpi in meno in un paio di mesi è radicata in noi con vigore.

Spesso però risultati mirabolanti sono da vedere alla luce di alcune situazioni che ci ostiniamo ad ignorare o a valutare irrisorie.
Alcune tra le più importanti sono le seguenti.

Le condizioni meteorologiche facilitano il livellamento di valori. Si vede tra i Pro figuriamoci con noi “decapitatori di talpe”. Green lenti, palla che non rotola dopo la caduta e rough duri, se da una parte non aiutano molto in caso di tiro corretto (raro), dall’ altro smorzano notevolmente tiri fuori bersaglio (frequenti). Spesso un rotolo limitato frena un “fuori limite” o “ostacolo acqua” sicuro in condizioni asciutte.

Quindi se ci capita di pareggiare uno score con un giocatore che solitamente ci massacra (a livello psicologico il vantaggio hcp non conta) spesso ciò è dovuto alle situazioni avverse per lui e favorevoli per noi.

Le regole invernali sono facilmente utilizzabili come sorta di “Tana libera tutti” a nascondino. A loro volta si dividono in lecite e “reciprocamente accettate” dai giocatori.

Nel primo gruppo, il poter piazzare in fairway, poter sempre pulire la pallina e dropparla se impicciata sono decisamente dei vantaggi.
Nel secondo gruppo rientrano invece dei veri e propri stravolgimenti. I bunker sono sempre e comunque TR, le palline ovunque vadano, se è il caso sono impicciate e quindi si possono ripiazzare, spesso in cima al ciuffetto d’ erba per avere il rassicurante effetto Tee, nel caso di green provvisori o malmessi, i due putt d’ ufficio spesso aiutano, per non parlare dei “data” Kilometrici che ci si concedono reciprocamente con relative medie putt alla Garcia.

A seguire le AUTOGIUSTIFICAZIONI.

La più comune è “come si fa a giocare vestiti così”. Questa convinzione che lo “strato-velina” di un maglioncino tecnologicamente avanzatissimo, ci impacci nei movimenti è solida come roccia.

La carente sinuosità dei movimenti trova così la sua causa, facendoci dimenticatre di triple razioni di zampone e/o panettone farcito con tutto ciò che neanche Spielberg avrebbe potuto immaginare ingurgitate di recente, e per non parlare di “pisolini” di 2 o 3 ore su divani che ci costringevano a posizioni solite ai fachiri più integralisti.

L’ impaccio quindi dei sovrastrati che coprono il nostro corpo (di natura quindi sia tessile che grassa) ci porta a perdere parecchi metri di volo di palla che poi va ulteriormente soppesata con “l’ altissima umidità ed il freddo”; spesso con queste elucubrazioni, a marzo ci aspettiamo di tirare dei ferri 7 a 160 mt che si risolvono in palline (nuove) in acqua al primo ostacolo.

Un altro aspetto curioso è la strategia (involontaria) invernale: palla in bunker apposta(!!!) tanto è TR, “rattoni” da 10 cm di altezza che rotolano su terreni ghiacciati fatti “di proposito”, green mai presi da lontano perché altrimenti “rimbalza e chissà dove va a finire”; tutto ciò incuranti del quattordicenne che gioca dietro di noi normalmente e blocca la pallina in green neanche avesse l’ ABS.

Da segnalare anche i sacrifici fatti per velocizzare il gioco e evitare il freddo: palla persa si droppa (“tanto d’ estate la troverei di sicuro”), Mulligan “perché sul ghiaccio si scivola” e via via proseguendo.

Tutti questi fattori ci permettono così di affrontare con il massimo dell’ ottimismo la stagione entrante, che al 99% dei casi si rivelerà poverissima di soddisfazioni, almeno nella prima fase. A seguire dopo aver elaborato tutte le cause del “disastro”, ci accaniremo contro tutte le condizioni che se non ci fossero ci permetterebbero di giocarci lo US Open, quanto meno allo spareggio; il tutto stando ben attenti a non addossarci alcuna colpa, anzi a credere, in fondo, che “per fortuna sono bravo altrimenti chissà che schifo….”.
 
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