Blue Team Golf Academy paesaggio

LEGGENDE METROPOLITANE BIS
 
Il Bambino e il Campione


Mr R capitò per caso in campo pratica proprio nel bel mezzo di un raduno di professionisti; ragazzi giovani che provavano tiri impossibili da situazioni ancora più improbabili e che si divertivano un mondo a giocare. Tra loro c'era anche il campione, un "ragazzo" non più giovane come i suoi nuovi colleghi, con un passato molto vicino pieno di successi e soddisfazione ma con un presente forse meno brillante ma ancora stracolmo di possibilità.

Proprio quel giorno c'era la televisione, la stampa, gli sponsor….. tutti lì solo per lui.

Tutta quella confusione non so se gli faceva tanto bene, vedeva gli altri giocare e divertirsi e lui lì ingabbiato a rispondere sempre alle stesse domande e soprattutto a cercare di rassicurare tutta una nazione golfistica che i fasti del passato sarebbero tornati. Quello scudetto di campione e tutte quelle etichette degli sponsor sul maglione gli pesavano più di un incudine e il dovere dare il resoconto asettico di risultati e premi ad agenti che confrontavano il suo swing con degli aridi numeri di un budget, lo rendeva strano.

Fece alcuni tiri con i ferri e, niente da dire, era ancora uno dei migliori del circuito, non potente come quei “lombrichi” nordici ma preciso come l'intarsiatore che più di una volta avevano inciso il suo nome su trofei che per il golfista della domenica sono più irraggiungibili del Sacro Graal.

Provò, solo per il pubblico, alcuni drive che con il giusto draw andavano ad atterrare proprio dove aveva dichiarato; anche sui legni, i ragazzi che intanto si sfidavano su “approccini”, spesso lo superavano in lunghezza, ma la costanza era ancora dalla sua parte.

Per lo sponsor si fece fotografare mentre approcciava da cinque/sei metri e una pallina su tre beffardamente gli entrava in buca. Pensava “se mi capitasse anche in torneo qualche volta, almeno potrei evitare di pattare…”.

Poi la giornalista della TV lo chiamò per il servizio televisivo: “cosa ne dici se intanto ti  riprendiamo mentre tiri due putt?” Il campione rimase senza parole…. il PUTT, il suo peggior nemico, il colpo che non ne voleva sapere di andare per il verso giusto. Quanti tornei persi per putt da un metro che dopo una giostra beffarda attorno alla buca uscivano? “Mi spiace, ho dimenticato il putter in club house e non ho voglia di tornare a prenderlo ” rispose senza troppa convinzione.

La giornalista non si perse d’animo e, visto un bambino un po' cresciuto che stava praticando, gli chiese il putter.

“E’ per il campione, puoi prestarglielo?” Al bambino non parve vero, il suo putter sarebbe stato usato dalle stesse mani che qualche mese prima avevano alzato il trofeo più importante del mondo!

“Certo, però voglio darglielo io!” lo tirò fuori dalla sacca e la giornalista ridendo esclamò “che bel copriputter, davvero simpatico”. Il bambino aveva infatti trasformato uno dei suoi pupazzi preferiti in cappuccio per il putter e fatto cucire dalla mamma un mezzo calzettone al piccolo delfino di peluche, lo portava fiero in ogni sua uscita golfistica.

Lo porse al campione che, solo dopo aver ringraziato il bambino che intanto era tornato a praticare, si accorse del pupazzo. Fu come una scossa, quel pupazzo era uguale a quello che aveva lui da bimbo, quando giocare a golf non era tanto diverso da giocare con le macchinine o a pallone con gli amici. Quando a golf lui ci GIOCAVA! improvvisamente quel putter divenne leggerissimo, quasi una prolunga delle sue mani e la pallina di conseguenza diventò docilissima, quasi telecomandata, andava esattamente dove il campione voleva! Iniziò ad imbucare da tutte le distanze, la buca diventava enorme, impossibile da mancare. Aveva nelle orecchie solo il suono della pallina che cade nella coppa di plastica interna alla buca e se non fosse stato richiamato all'ordine dal cameraman avrebbe continuato a puttare trattenendo a stento i sorrisi sino al buio precoce di quel giorno invernale. Terminò il servizio e poi di nuovo, via, sul putting  green a giocare con quel putter magico. Solo dopo tre ore si ricordò del bambino e, pronto ad offrire qualsiasi cosa per quel magico attrezzo, cercò il proprietario. Magicamente era sparito! Lo cercò tutto il giorno, in segreteria chiese come rintracciare il bimbo ma nessuno lo aveva mai visto! lasciò un suo recapito nel caso si ripresentasse e, quasi contento andò via con quell'attrezzo coperto da un delfino di peluche.

Qualche mese dopo, girarono il mondo le immagini del campione che alzava la coppa degli Open a fianco ad una sacca dalla quale usciva un piccolo delfino sorridente.

 
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